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Sacrifici

  • Oct. 31st, 2009 at 8:38 PM
nuvole

Titolo: Sacrifici
Autore: Sage
Data: Marzo 2007
Genere: Romantico
Avvertimenti: Drabble
Trama: Harry prende una decisione




SACRIFICI

di Sage

 

- Talvolta la vita richiede grandi sacrifici. - dice

- Ci sono cose che vanno sacrificate. - dice

Harry lo sa, e ha sacrificato tutto...forse anche se stesso.

Inspira l'aria gelida che gli sbatte in faccia, sbatte, come i cardini arrugginiti del vecchio cancello, come i vetri che tremano pericolosamente.

Ci sono cose che devono essere lasciate indietro, spiegazioni impossibili, cose banali ed insignificanti che, ad un tratto, hanno tutta l'importanza di questo mondo.

Le cose che contano, assumono d'un tratto, contorni indefiniti e non sono più niente, più niente, più niente.

Harry prende una decisione con se stesso.

-Ho sacrificato tutto. - dice - Ma non sacrificherò te.

Severus sorride.

 








Puff

  • Oct. 31st, 2009 at 8:33 PM
nuvole

Titolo: Puff
Autore: Sage
Data: Marzo 2007
Genere: Angst
Avvertimenti: Flash Fiction, OOC
Trama: Severus è vittima di maltrattamenti da parte dei suoi compagni di scuola.



Puff

 

 

Di Sage

 

 

 

 

L’odio serve a resistere.

(Marguerite Duras)

 

 

 

 

 

Quando era piccolo grattava sul muro per allargare lo spicchio di sole.

Voleva entrarci dentro.

Doveva assolutamente entrarci dentro.

 

 

 

 

Non vuole svegliarsi,

Non si sveglia.

Tiene gli occhi chiusi e il mondo scompare.

Tiene gli occhi chiusi e puff…non c’è più.

 

 

Loro ghignano come cani selvatici.

Le vede le loro facce contorte e patetiche.

 

Canta una di quelle penose filastrocche babbane.

Canta con gli occhi e le labbra serrate.

Canta finché nel cervello non sente altro che musica.

Lo aiuta a resistere.

Nient’altro.

 

Ingoia un groppo di sangue e lacrime.

Si alza.

 

“Domani sarà un disastro mettere la divisa se prima non la rammendo” pensa.

 

Dopo il primo passo tutto è più facile.

 

“Chissà come è andato il tema di pozioni”.

 

Se solo sapesse dove sta andando.

 

 

La notte sogna di ucciderli.

La notte, ogni notte.

Sogna le loro facce ringhianti che si accartocciano nella pallida imitazione di se stesse.

Sogna i loro arti staccarsi dall’osso come teneri ramoscelli scarnificati.

 

L’uomo ha occhi gentili.

“Se solo avessi più potere, se lo avessi”.

 

Lo colpiscono a calci in faccia.

Ogni briciolo di dignità e pudore è strappato dal suo involucro e lasciato sul selciato, in balia degli elementi.

 

“Che sarà mai? Mica ti uccidiamo!”

 

Lo aspettavano dietro le serre.

Ridevano da far imbarazzo, guardandosi le scarpe.

Ridevano senza ritegno, mimando osceni.

 

“E’ il male che facciamo che ci qualifica.” Dice l’uomo.

Lo dice e ha gli occhi gentili.

Severus pensa che è più gentile di tutti.

Almeno gli risparmia le parole vuote di commiserazione.

 

Male.

Ha nausea e crampi ovunque.

Dolore gonfio e tossico che spalanca le viscere cerulee in conati.

Insetti dilatati davanti agli occhi.

Se questo dolore non ci fosse, lui sarebbe come gli altri.

Guarderebbe le cose che arrivano alla meta e non quelle che si perdono per strada.

 

Poi, finalmente, il buio.

 

 

“Come sarà domani?” Severus chiede.

 

 

Una pergamena volteggia fino al lago.

Domani il tema sarà tutto da rifare.

 

 

Ma stanotte tiene gli occhi serrati.

 

 

Non vuole svegliarsi, non si sveglia.

 

 

Tiene gli occhi chiusi e…puff….

 

 

 

Il mondo non c’è più.



Il Segreto

  • Oct. 31st, 2009 at 8:29 PM
nuvole

Titolo: Il Segreto
Autore: Sage
Data: Febbraio 2007
Genere: Dark
Avvertimenti: Flash Fiction
Trama: Peter incontra il Signore Oscuro...


Il Segreto 

 

di Sage

 

 

 

Lì ci sono punti che non vanno toccati…cose fragili…(dice).

Ci sono spicchi di sole che si tendono, senza posa, sulla fragile lama di cristallo smaltato.

 

E lui ondeggia e con lui ondeggiano le gambe e le braccia, come un buffo clown dai piedi troppo piccoli e la bocca larga, rossa, atteggiata in un aguzzo sorriso.

 

È il nostro segreto….nessuno lo saprà….(dice).

 

E per il goffo Peter, per il buffo Codaliscia che corre dietro ai suoi inarrivabili amici, questo è tutto.

 

Io mi fido di te…(dice).

 

Peter gonfia il petto in un moto d’orgoglio.

Se mamma e papà sapessero! Come sarebbero fieri del loro figlioletto che solo ieri arrancava tentoni dietro il trenino dalle lucine colorate!

Come sarebbero commossi per il loro topolino, il piccolo e dolce Peter, il morbido e gelatinoso Peter, che agitava le manine grassocce cercando di afferrare le ciocche morbide e lisce dei capelli della sua mamma!

 

Nella casa di marzapane, dietro le spesse mattonelle di canditi zuccherati, la mamma sorride, mentre gira il mestolo di legno nella patina spessa e densa della salsa al cioccolato.

 

È il nostro segreto…(dice).

 

Lo aspetta sotto le fronde dell’albero vecchio, attraverso i rami nodosi conficcati nel terreno bagnato.

 

Se fossero in alto li vedremmo coprire il cielo…(dice).

 

Peter lo raggiunge quasi saltellando, infilandosi un bottone di cioccolato in bocca.

Peter aspira lunghe boccate del muschio selvatico che cresce lungo la corteccia bruna.

Peter si tormenta le mani, sfogliandole, per trovare le risposte e, soprattutto, le domande.

Peter sa che la creatura aspetta.

 

-         Eravate qui, mio signore….- balbetta emozionato sfregandosi le mani.

 

Amorevole contempla il volto raggrinzito che spalanca la bocca senza produrre alcun suono.

Dolci sono le mani che artigliano le sue senza vedere, senza sapere.

Dolci sono i denti che affondano nella carne fresca.

Dolci sono le parole che non può udire.

 

Ma lui è importante.

  

Il dolore è dolce.



Auguri professore

  • Oct. 31st, 2009 at 8:21 PM
nuvole

Titolo: Auguri professore
Autore: Sage
Data: Gennaio 2007
Generi: Romantico
Avvertimenti: Flash Fiction
Trama: Harry vuole festeggiare il compleanno di Severus



AUGURI PROFESSORE 

 

Di Sage

 

 

-         E’ assolutamente delizioso di come uno se ne sta lì, avvolto nelle maglie del silenzio, credendo quasi di essere completamente solo al mondo…e all’improvviso arriva un piccolo rompiscatole come te a rovinare la mia sanità mentale! Ti avverto, Potter, che la mia notevole pazienza si sta esaurendo!

  Harry ridacchia, nascondendo il visetto arrossato sotto un morbido cuscino.

-         Suvvia, Severus, sono certo che non è poi così terribile festeggiare insieme il tuo compleanno!

-         Oh, si! È davvero una gioia per me averti qui ad infilare il tuo delizioso naso nei miei delicatissimi preparati! – replica l’uomo stizzito.

-         Andiamo, te l’ho già detto! Stavo solo cercando di dare a quella roba un odore migliore!

-         Per poco non provocavi un’esplosione, incosciente che non sei altro! Suppongo che il tuo tentativo di avvelenarti e di uccidermi sia solo un pretesto per attirare la mia attenzione! Ti avverto che non funziona!

 

 Harry sospira, riemergendo dagli strati confortevoli della coperta, i capelli incollati alle tempie provocano nell’uomo un’istintiva fitta al petto.

-         Non dirmi che sono così scontato…- sussurra, le labbra atteggiate in un broncio morbido e seducente.

-         Piccolo impertinente…meriti una punizione…

 

La voce del professore è più bassa e modulata, adesso.

I sensi di Harry si acuiscono all’istante, mentre prega mentalmente perché l’arsura che lo divora venga placata.

Così tanta sete…

 

-         Amo il buio. – sussurra, mentre l’uomo si stende leggero al suo fianco, attirandolo a sé.

 

  

Le gocce di pioggia scivolano sui vetri della finestra, sfigurandoli.

 


Perchè ti ho lasciato entrare?

  • Oct. 31st, 2009 at 7:42 PM
nuvole

Titolo: Perchè ti ho lasciato entrare?
Autore: Sage
Data: Dicembre 2006
Genere: Romantico
Avvertimenti: Flash Fiction
Trama: Harry va da Severus per trascorrere il Natale insieme.



Perchè ti ho lasciato entrare?


Di Sage



- Perché ti ho lasciato entrare? - chiede a se stesso.


Harry scuote la testa facendo dondolare in modo bizzarro il pompon del suo cappellino di lana acquamarina.
Fuori, i bianchi fiocchi imperversano in una coltre argentata.
Si siede davanti alla finestra sfregandosi le mani ghiacciate.
Solleva un lembo della tenda porpora per guardare il mondo esterno che ora ha lo stesso colore delle nuvole, in alto, che solo ieri osservava cercando di decifrarne le forme stravaganti.
- E´ splendido. - dice.
- Domani sarà solo una poltiglia di fango e saremo costretti a sguazzarci dentro. - replica acido Severus.
È vero, pensa Harry, ma ci sono cose che non riuscirà ad ignorare: le guance arrossate che si sfregano contro altre guance arrossate e il fiato che si solleva in leggere nuvolette, fino al cielo, fino a mischiarsi con altre decine, centinaia e migliaia di nuvolette uguali, fino a dissolversi.

- Nessuno dovrebbe rimanere solo in un sera come questa. - sospira Harry.
- Nessuno? Ti stai riferendo a me, per caso? È segno che ti stai rammollendo.
- Gia. Deve essere così.



Suo malgrado, Severus si scopre a guardare il profilo morbido della gota del ragazzo.
Sa istintivamente che, se allungasse la mano per sfiorarlo, questa volta lui non sparirebbe, come tutte le altre volte precedenti, ma lo guarderebbe dritto negli occhi.
Tutto ha l´impressione di essere già stato detto, già scritto, ma lui non è triste.
Per la prima volta in vita sua si sente quasi sollevato.

Poi, quando Harry gli scivola tra le braccia, in silenzio, si sente quasi lieto della neve che scende in candidi fiocchi, ammantando il mondo in uno strato argenteo.
In fondo, pensa, mentre il ragazzo gli allaccia le mani dietro la nuca, il Natale non è poi così male.



Fuori, il sole che si posa sulla neve, è di una brillantezza dolorosa.



- Perché ti ho lasciato entrare? - chiede a se stesso.


Non che adesso importi più.

 



Finestre

  • Oct. 31st, 2009 at 7:39 PM
nuvole

Titolo: Finestre
Autore: Sage
Data: Dicembre 2006
Trama: Ancora una volta Severus pensa alla sua infanzia
Generi: Angst



FINESTRE

di Sage


"...Il tempo guarisce tutto.
Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?"
(da "Il cielo sopra Berlino")





Si siede per terra e aspetta, un po´ ansimando.
Il pavimento è formato da piccoli quadrati che si sovrappongono.
In effetti, se guarda fisso, sembra che si ripetano all´infinito.

Il cucciolo irrompe nella stanza, con il suo incedere frenetico.
Rotea la testa da entrambe le parti prima di slanciarsi verso di lui.
Un lampo e sboccia un fiore rosso.




Il volto pallido della madre è riflesso nel grande specchio ovale.
Il riflesso lo fa apparire per quello che è: un viso pallido e smunto, contornato da pesanti occhiaie, con il naso prominente e gli zigomi marcati.
La donna si fissa come se volesse passarsi attraverso, come se volesse entrare nello specchio e prendere per le ciocche di capelli flosci il suo riflesso sgraziato.
Si passa sulle labbra il rossetto rosso corallo.
Si guarda e lo fa ancora e ancora.
E poi tira indietro la testa, con uno scatto.
Si guarda con aria severa e arcigna, come guarda tutto, ormai, incluso il figlio.

Severus sa d'istinto che un giorno, tra due mesi o un anno o dieci anni, lui avrà quell'identica espressione.
Ascolta la sua stessa voce.
Voce rasposa e graffiante, voce di vetro raggrinzito e pelle d'oca.
Striscia lungo la sua gola ed erutta fuori dalle labbra in un sibilo.
Si preme le manine sulla pancia.
La voce è più bassa adesso, quasi calda.
Stride solo un po'.

Guarda fuori dalla finestra, senza vedere niente.
Attraverso i vetri opachi vede la superficie increspata dell'acqua.
Sembra un sorriso, un sorriso cattivo, che si allarga a dismisura e divora tutto quello che riflette con i suoi piccoli denti aguzzi.

- Volevo solo dormire. - dice.
- Dormire e basta.


Esce.
Le prime gocce di pioggia sono macchie indelebili sulla superficie corrugata del lago.

- Tutto passa. - dice al cucciolo dal pelo arruffato che lo guarda con occhi adoranti.
Occhi colmi di qualcosa che non riconosce, attraverso il velo liquido di quello sguardo caldo.
Un ramo sull'acqua gli sembra un feretro bianco con due minuscole mani che galleggiano.
- Non è rassicurante?
- Sott'acqua tutto quello che in superficie era qualcosa...è niente.


Si addormenta cullato dal basso uggiolio del cucciolo.
Si addormenta respirando a pieni polmoni l'odore salato di palude, odore di muffa, odore quieto e consolante.
Si addormenta e fa scivolare una mano sulla pancia morbida e calda.

Forse sogna.

Non lo ricorda più.

 






…Mama, just killed a man
Put a gun against his head
Pulled my trigger, now he’s dead
Mama, life had just begun
But now I’ve gone and thrown it all away…*
 

(la splendida “Bohemian Rhapsody” dei Queen)

 
 
 
 
 
 
 
 

Mamma, perdonami.

Ho fatto un sogno.

Non riuscivo a nascere.

Il gorgo nero si spalanca nei miei occhi

E non so più se è la vita o la morte.

 

Vorrei dirti che non è stato sempre così.

Che io non sono stato sempre così.

Vorrei dirti che cinque, dieci, venti anni fa

Era diverso.

Io ero diverso.

Vorrei pensare che il gelo è solo una patina esterna, una difesa.

 

Vorrei dirti che non è quello che ho dentro.

 
 
 

C’era il sole sui tuoi fianchi e le gocce rotonde dell’addio.

Le ciocche che scivolavano seriche a sottolineare la linea pallida della nuca.

C’erano occhi freddi, labbra fredde, mani fredde.

 
 Vorrei dirti che non è quello che ho dentro.
 
 
 
 
 
 
 
*( ...Mamma, ho appena ucciso un uomo
gli ho puntato una pistola alla testa
ho premuto il grilletto
e adesso è morto
Mamma, la vita era appena iniziata
Ma ora devo andare e gettare tutto via..)




Petali

  • Oct. 31st, 2009 at 7:34 PM
nuvole

Titolo: Petali

Autore/Data: Sage/Dicembre 2006

Tipologia: Flash Fiction

Rating: VM 14

Genere: Introspettivo, Angst

Personaggi: George e Fred Weasley

Avvertimenti: Slash, Twincest

Riassunto: Fred deve fare i conti con la sua crescente attrazione per il fratello.

Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.


 

 

PETALI

Di Sage


Petali di te e me sul pavimento
Si annebbiano
Come porpora che scende nelle vene.

Ti guardo e stai ridendo.
Un sorriso sghembo che sottintende sempre qualcos´altro.
Il sorriso ad occhi spalancati di quando fai una battuta oscena.

Ho questa fame di te
Questa brama
Che ti strapperei la carne a morsi
Ti dilanierei per vedere se sotto, senza la patetica finzione della pelle, sei ancora uguale a me.
Voglio sapere se sei davvero me.

Odio la mia immagine riflessa.
Odio gli occhi cerchiati dal sonno del mattino, come i tuoi.
Odio i capelli che ho fatto crescere che quando sono bagnati si arricciano sulla nuca, come i tuoi.
Odio le mani che mi toccano nell´ultimo, scemo tentativo di imitare le tue mani sul mio collo, sul mio braccio, sul mio sesso.

Odio sapere che se fuggissi dall´altra parte del mondo mi getterei a capofitto in ogni specchio, in ogni pozza d´acqua, in ogni vetro spaccato per poterti rivedere.

Non ho più occhi, ne´ naso, ne´ labbra.
Non ho più mani, ne´ piedi, ne´ niente.

Griderei se potessi.
E' atroce.


Oggi mi sono svegliato e avevo sulla faccia i tuoi capelli.
Nella bocca la tua bocca.
Nel cuore il tuo cuore.

- Fred?
- Uhm?
- Volevo solo sapere se eri qui.


- ...Sono qui.
- Bene.
- Contaci, pidocchio.



Il laccio emostatico dei ricordi si attenua, ma non mi lascia più.

 




Veleno

  • Oct. 31st, 2009 at 7:23 PM
nuvole

Titolo:
Veleno
Autore: Sage
Trama: Ambientato prima della nascita di Harry, il Signore Oscuro convoca i suoi adepti.
Data: Ottobre 2006
Genere: Angst
Avvertimenti: VM14, Scene di violenza descrittive



VELENO



* Sentite? Le creature della notte fanno la loro musica.
(omaggio al "Nosferatu" dell’omonimo film di Werner Herzog).



Quando entra nella stanza Lucius sente l´odore della morte.
È un odore antico, che impregna le pareti scrostate, che striscia come un verme traboccando dal pavimento impolverato.
Il Signore Oscuro è lì, seduto comodamente su una poltrona di velluto, intento a sorseggiare del vino.
Lucius lo fissa senza parlare, ipnotizzato dal movimento di quelle labbra sottilissime che per un attimo si tingono di porpora e rubino, prima di tornare ad essere livide.
C´è silenzio.
Poi il Signore Oscuro si volta verso di lui e i suoi occhi sono freddi, freddi e rossi e Lucius realizza che mai aveva considerato l´idea che il rosso potesse essere morto e spento, mai.
Il sangue dell’uomo che ha ucciso nel vicolo era caldo e ribolliva di vita, vita strappata, stuprata, vita che continua a pulsare sul suo cappotto invernale, sulle sue mani, le stesse con cui ha strappato quel cuore caldo e l’ha osservato avvizzire.
L´odore della morte non è nella stanza, l´ha addosso: la sua pelle è come ricoperta dai suoi minuscoli filamenti, batteri luminosi che si riproducono ancora e ancora, in un ciclo continuo di morte e di vita.
Anche lord Voldemort li vede e sembra quasi che sorrida.
- Il mondo è un luogo buio dove accadono cose terribili.
Dice sorridendo, con il suo sorriso rosso e freddo, così diverso dalle scintille che ardono nel camino di pietra, così distante dall’´uomo accasciato nel vicolo, che è stramazzato al suolo senza sapere il perché.
- Passa in fretta.
Replica Lucius fissando le fiamme con insistenza, un attimo, ho bisogno di un attimo solo.
Improvvisamente si sente vecchio e stanco.
- Guarda.
Il Signore Oscuro allunga un dito verso l´ombra fitta, un dito lungo e bianco come un osso, un dito che gli ricorda il biancore latteo un cadavere scarnificato e Lucius prova orrore e ripugnanza, ma vorrebbe allungare la mano per sentire se la pelle è ancora morbida e liscia, per sentire se è fredda come sembra o se c´è ancora un alito di vita.
L´ombra si fa da parte, obbediente, e Severus è lì, in ginocchio, con un libro nero tra le mani pallide.
- Non è bellissimo?
Continua la voce di rosso veleno, veleno freddo che sente scendere giù per lo stomaco, veleno ghiacciato che gli blocca le braccia, le gambe, tutto.
No, non è bello, Lucius non l´ha mai pensato, c´è solo la gelida sufficienza con cui lo tollerava, quando studiavano insieme, il sottile fastidio che gli percorreva la nuca, quando lo aveva accanto, quando sedevano vicini per mangiare i panini dolci rubati dalla cucina della scuola e le loro mani per caso si sfioravano.
Solo una reciproca accondiscendenza, un rude cameratismo, anche nelle poche ore di sesso che avevano condiviso insieme, quando la pelle era umida e calda sotto il tocco delle sue mani e gli occhi brillavano come schegge ardenti, la carne eretta pulsava in modo doloroso e le grida erano soffocate dalla bocca dell’altro, un morso -non un bacio- che aveva il sapore metallico del sangue e salato come di lacrime.
Severus si volta verso di lui con aria assente, il volto è ancora più scavato del solito e i capelli che gli ricadono scomposti sulla fronte sottolineano il suo pallore, rendendolo simile ad uno spettro.
Negli occhi, che ricordava neri e ardenti incorniciati da ciglia lunghissime, c´è ora un bagliore rossastro che lo paralizza.
Tutto si annebbia.
- Non è incredibile, Lucius?
Lord Voldemort si è alzato senza tradire il minimo movimento ed ora è fermo alle sue spalle, sussurrandogli parole di dolce veleno all’orecchio.
- Tutti i miei Mangiamorte, non appena hanno ricevuto il Dono Oscuro, sono come impazziti. Tanto potere, tutto assieme...chiunque sentendosi invadere dalla forza oscura si sentirebbe esplodere, come se il corpo non la potesse contenere. È stato così anche per te, Lucius, quando ho apposto il mio Marchio sul tuo braccio.
È vero, lo ricorda. Ma è un ricordo annebbiato, sbiadito, che lo faceva fremere e gridare prima che arrivasse il vuoto.
- Ma non il nostro Severus. Per lui tutto è più chiaro, adesso. Si è subito precipitato sui libri per averne ancora e ancora di più. Lo sento distintamente. Un vortice che lo dilania e lo consuma, ma il solo che lo faccia sentire in pace con se stesso. Mi aspetto grandi cose da voi, Lucius.
Una mano fredda sfiora il suo braccio e un dolore lancinante s´impossessa di lui, come se gli avesse rigirato il braccio staccandone l’osso, come se qualcuno gli strappasse la carne a morsi, come se scavasse nelle sue viscere dilaniandolo dall’interno.

Non riesce a trattenere un conato e ansima scavandosi il viso con le unghie, sfregiando la pelle bianca e fredda e il sangue cade in gocce sottili, si ferma sulla fredda moquette in piccole pozze nauseanti e ricorda l’uomo nel vicolo che pregava e boccheggiava, che è morto senza sapere il perché…
Anche Severus lo sente e si accascia sul pavimento. Combattere è inutile, lo sa bene, non può far altro che assecondare il dolore, accoglierlo, cercare goffamente di abituarsi a lui, di essere lui.

Dopo giacciono come bambole inermi.
Inerti fissano un punto luminoso che si sgrana sopra le loro facce.
Il Signore Oscuro li guarda con una luce dolcissima negli occhi, come un padre amorevole, sfregandosi le mani bianche e pallide come ragni sottili.
- Pensi che sia malvagio perché vi faccio questo?
No, non c´è malvagità e non c´è odio, né rabbia.
C´è solo...il niente che si spande come una cortina davanti ai loro occhi.
- No, mio signore.
La voce di Severus è poco più che un sussurro, ma è ferma e decisa.
Voldemort gli tende le braccia e lui vi si appoggia sfinito, come un viandante che approda in un´oasi di pace.
Lucius vede il bagliore rosso accendersi, le labbra schiudersi come freddi ventagli e vorrebbe avvertire Severus, ma non può, non più: tutta la sua vita è contratta in un rantolo.

Si perde nell'immagine di due ragazzi sdraiati sotto una quercia, nell'ombra, sopra le loro teste ronzano centinaia di insetti, pungiglioni come spille da balia.
- Niente più vittime.
Sussurra feroce l´Oscuro Signore, con gli occhi sbarrati di freddo veleno.

 



Sogni

  • Apr. 28th, 2009 at 8:54 PM
nuvole







Mi piace pensare scemenze.
Sogni senza concretezza, sicuri proprio perchè impossibili.
Mi piace pensare che siano impossibili.
 
A volte è più facile amarli proprio per questo.







 

Meme

  • Feb. 25th, 2009 at 10:52 PM
Sage







Infine eccomi con il fatidico meme, adempiendo con piacere ai 5 splendidi spunti che mi ha fornito Nykyo.
Ma andiamo con ordine, la "trama" del meme era questa:

"Commenta questo post e ti assegnerò cinque argomenti che associo a te. Poi pubblica sul tuo LJ un post in cui parli degli argomenti in questione".


I miei sono i seguenti.

1. Bjork con il pellicciotto arancione.
Ma lo sapete che non so se è davvero Bjork che indossa il pellicciotto del mio avatar?
Un giorno, mentre andavo a zonzo per la rete, incappo in questa foto meravigliosa di Mika Ninagawa. Le sue foto hanno un colore, una forza visiva, un' eleganza e un'espressività eccezionale.
Rimasi a bocca aperta.
Io adoro le fotografie, ma in genere sono più attratta da quelle in bianco e nero tipo Parigi di fine secolo, o da quei paesaggi fumosi e malinconici, spesso Veneziani, che sono più uno stato d' animo che un'immagine.
Ecco, le foto sono uno stato d'animo. Un urlo. Un momento.
Il pellicciotto arancione è uno stato d'animo.
Ho passato gran parte della vita a nascondermi, a vergognarmi.
In un certo senso, anche se in forma minore, lo faccio ancora, nella vita al di là dello schermo.
E il pellicciotto arancione è qualcosa di diverso.
Il pellicciotto arancione è Sage.
Sage è un urlo liberatorio.
E' la traiettoria che non avevo mai considerato.
La persona che non si preoccupa di dover dire sempre la cosa giusta al momento giusto.

E’ la persona con addosso quell’improbabile pellicciotto arancione.
E' la persona che c'è e basta, che c'è sempre stata e che forse sempre ci sarà.
Ecco cos'è il pellicciotto arancione.

Spero di tenerlo addosso il più possibile.


2. Capacità di espressione
Non sono brava ad esprimermi.
Quando ero una bimba ero un maschiaccio tutto pepe, ma crescendo qualcosa in quel meccanismo si è inevitabilmente rotto.
Credo sia perché d'un tratto sono diventata un'inguaribile Snivellus.
Non ero mai a tempo con gli altri.
Non ridevo con loro, non mi vestivo come loro, non mi piacevano le cose che piacevano a loro.
Non riuscivo ad esprimermi.
Poi è arrivata la scrittura, nonostante lo sgomento della mia professoressa di italiano che aveva fatto dell'insegnarmi schemi e tabelle la sua missione.
Ma lo scrivere è qualcosa che non riesco ad ingabbiare.
Posso impiegarci mesi o dieci minuti.
Posso arrovellarmi dietro un pensiero per giorni e poi all'improvviso trovarlo lì, dietro l'angolo, con una semplicità disarmante.
Quello che non cambia è che per me scrivere è vitale.
Che sia la famosa lista della spesa, un'improbabile originale o una traccia del mio fandom preferito, mi armo di carta e matita e scrivo.
Ovunque.
Al lavoro, in macchina, durante una lezione.
Mi sveglio la notte e scribacchio versi confusi nel buio.
Le parole hanno una musica.
Hanno tempi e suoni diversi.
Hanno bisogno di aria, di respiro, di silenzi.

A volte le parole stesse sono silenzi.


3. Colori/Odori/Sapori
I sensi sono importanti.
Come dicevo, amo i paesaggi malinconici e fumosi dei paesaggi veneziani, ma talvolta amo anche i colori improbabili. 
Amo il colore assurdo di certe gomme da masticare.
Amo il colore caldo e pregno della cioccolata calda, con la sua patina densa e opaca.
Amo gli smalti colorati, le macchine rosse e le moto gialle.
Amo gli stivaletti colorati di mia sorella.
Amo il colore rosso e maturo delle fragole.
Amo l'assurdo arancione del famoso pellicciotto!
L'odore che preferisco è quello dei libri appena stampati, quel sentore d'inchiostro e di colore che si spande quando volti velocemente le pagine.
Mi piacciono gli odori forti.
L'odore della benzina della stazione di servizio.
L'odore dell'alcool, so che è assurdo, ma mia nonna aveva l'abitudine di pulirci i vetri della casa al mare e adesso tutte le volte che lo sento mi fa ricordare quel periodo.
Poi l'odore della cioccolata (ancora!) e dei dolci, in generale.
Spesso sentirne l'odore è appagante quasi come mangiarli.
L'odore del mare, quel sentore salato di iodo che ti entra a viva forza nei polmoni con la voce di mia nonna che mi diceva "Respira forte!"
L'odore della pioggia, sempre, con quella sua squisita compiutezza, come se volesse dire "Prenditi una pausa!" Perché l'odore della pioggia è l'odore dei popcorn mangiati al calduccio, sotto il plaid, è vetri rigati.

E’ l’odore del tè bollente, l’aroma pieno del caffè appena fatto.
Invece non mi piacciono gli odori troppo dolci, quei profumi ingannevoli che sulla pelle diventano acido.
E poi amo il sapore dell'impasto dei dolci, quando non sono ancora cotti. Metto l'impasto nella teglia e, mentre la torta cuoce nel forno, mangio con il cucchiaio quello che rimane nel recipiente.
Mi piacciono i dolci.
Quelli aciduli e quelli dal sapore rotondo, pieno.
E poi le caramelle asprissime che esplodono sulla lingua.
E infine il gelato. 
Il cucchiaino ghiacciato sulla pelle quasi brucia.


4. Snarry

Gli occhi di Severus lo perforano, dall’altra parte della Sala Grande.
Uno sguardo e la cicatrice brucia.
Chi ha letto il primo libro sa che in realtà le cose non stavano esattamente così.
Ma già da quella pagina io ne rimasi stregata.
Perché li amo tanto insieme?
Mi fanno sognare quando temo di non sapere più come si fa.

Correvo per leggere le parti in cui comparivano insieme.
I loro incontri che si trasformano sempre in scontri memorabili.
I loro sguardi bruciano.
Simili eppure diversi, vengono entrambi da un passato senza amore.
Severus si è chiuso in se stesso a riccio.
Harry è comunque capace di una innocenza e spontaneità che mi lasciano senza parole. 
E poi sarò folle, ma amo il dolore dei loro momenti.

C’è sempre dolore, finestre serrate, sprangate in infiniti silenzi.
E poi grida, perché Severus riesce a tirare fuori da Harry e da se stesso qualcosa che non è definibile.
Stanze oscure in cui si aprono inattesi spiragli.
Respiri.
Uscii distrutta dalla lettura del 7 libro.
Ora che tutto era stato scritto, definito, deciso, come potevo continuare a sognare?
Beh, una personcina speciale con la sua lettera per me, mi ha fatto ricredere.
Se qualcosa di Severus ed Harry ho perso, ho perso quello che la Rowling ha fatto di loro.
Io non ho perso i miei Severus ed Harry.
I miei sogni non sono perduti.
E io quella personcina non la ringrazierò mai abbastanza.
Grazie, tesorilla.


 5. Gemelli Weasley
È come trovarsi davanti ad uno specchio.
Guardano verso un orizzonte luminoso, cavalcando le loro scope di seconda mano.
Braccia tese verso un futuro che è lì, dietro l’angolo, eppure è come se non arrivasse mai.
In attesa, ecco cosa sono i fantastici Gemelli per me.
Stanno sempre per fare qualcosa e una volta fatta pensano già all’avventura successiva.
Simbolo della spensieratezza, dell’avventura, della tensione continua.
Dirò una cosa terribile, ma d’un tratto ho avuto l’impressione che con la morte di uno anche il futuro dell’altro si sia come fossilizzato.
Questo perché non erano solo Gemelli.
Erano simbiosi.
Respiri sincronici.
Aria.



 

Work in progress....

  • Feb. 23rd, 2009 at 9:08 AM
nuvole




Il discorso parte tutto da qui:

"Commenta questo post e ti assegnerò cinque argomenti che associo a te. Poi pubblica sul tuo LJ un post in cui parli degli argomenti in questione."

Se non ho capito male tutto è partito da DefenderX che ha provocato una specie di reazione a catena in cui mi sono subito fatta coinvolgere, dopo aver letto lo splendido post della mia tesorilla Nykyo.
Lei mi ha assegnato 5 temi e io me li scrivo qui, in attesa di svolgere questo piacevolissimo compito. ;)


1) Bjork con il pellicciotto arancione.
2) Capacità di espressione.
3) Colori/odori/sapori.
4) Snarry.
5) Gemelli Weasley.

Scrivere

  • Jan. 21st, 2009 at 11:10 PM
nuvole






Mi piace scrivere e scrivo.

Nient'altro.

Milioni di minuscole particelle si frammentano nella mia testa.

Nient'altro.

Incompletezza

  • Jan. 20th, 2009 at 7:16 PM
nuvole
Direi che mi piace scrivere.
Da bambina il mio gioco preferito era rielaborare storie e vicende sul filo dei miei film e cartoni preferiti.
Poi mi piaceva anche interpretarli, ma questa è un'altra storia. ;)
Quando scrivo c'è sempre un senso di mite inadeguatezza, un'incompletezza fuggitiva, un senso di... insoddisfazione.
Eccolo il termine fatidico.
Non sono mai soddisfatta pienamente di quello che scrivo.
C'è sempre una parola, uno spazio d'aria che manca.
Qualcosa che mi sorprende tra le righe, un sussulto che rende tutto diverso eppure uguale.
E, sembrerà assurdo, ma io sono felice così.
Quietamente.
Perchè so che il giorno in cui sarò soddisfatta, il giorno in cui non ci saranno più brividi a sorprendermi o parole a mancarmi, il giorno cui tutto sarà già detto e già scritto io non avrò motivo per continuare a farlo.
Quindi brindo a te, mia insoddisfazione, mia incompletezza.

Facciamoci compagnia ancora per tanto, tanto tempo.

Una piccola nota tremante

  • Dec. 23rd, 2008 at 12:04 AM
albero di natale








Titolo:
Una piccola nota tremante
Autore: Sage
Data: Dicembre 2008
Tipologia: Flash fiction
Rating: Per tutti
Personaggi: Severus, altro personaggio
Pairing: Severus/?
Riassunto: C'è una piccola nota tremante...
Note: Piccolo pensiero natalizio per il meraviglioso Magie Sinister Forum.
Dedicato a tutti i suoi avventori affinchè trascorrano un bellissimo Natale.
Dedicato al nostro amato Severus perchè trovi finalmente l'amore e la serenità che merita.
E dedicato alla splendida Nykyo, che ha avuto questa idea. Grazie mio Tesoro!  *+*
Buon Natale a tutti voi!


 

Una piccola nota tremante

 Di Sage

 

 

Sogghigna.

C'è quella piccola nota tremante distesa sul fondo, contesa.

Contesa tra un impercettibile fremito schiuso sul fondo della gola e lo sciabordio sereno di quegli occhi di brace, capaci di inoculare un veleno più potente di qualsiasi distillato mortale.

Severus lo chiede, lui, che non da peso alle parole.

Lo chiede non per la risposta, ma per vedere quello sciabordio incrinarsi appena, e la nota salire, sfumare verso l'alto in una melodia senza rumore.

Lo fa per l'imporporarsi leggero di quelle gote soffici e bianche.

D'improvviso tutto cambia.

E quello sguardo si fa acceso, adesso, animato da un fuoco segreto.

E quello sguardo è per lui, solo per lui.

D'un tratto Severus si sente un pazzo, e come un pazzo sente il mondo tintinnare scivolando, disgregandosi in minuscoli cristalli di luce.

Severus si sente pazzo, capace di qualsiasi cosa, capace di spostare una montagna con un dito pur di incontrare quella luce.

 

Severus lo chiede e il mondo cambia colore.

 

“Mi ami?”







Domani

  • Dec. 16th, 2008 at 7:05 PM
nuvole






Titolo: Domani

Autore/Data: Sage/Dicembre 2006

Tipologia: Drabble

Rating: Per tutti

Genere: Introspettivo

Personaggi: Severus Piton

Avvertimenti: Slash

Riassunto: Pensieri sparsi di Severus

Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.

 

 

 Domani

di Sage

 

Pensieri sgualciti sul cuscino lo attendono al suo risveglio.

Ci sono cose importanti da fare, se solo ricordasse quali.

Forse i lembi di carta spiegazzati che con il loro fruscio aspettano di essere letti.

Forse la pozione della sera prima sta gocciolando fuori dal calderone in un monotono susseguirsi di sfere concentriche.

Il ragazzo se n'è andato un sacco di milligrammi fa.

"Non so cosa devo fare

non so cosa devo fare

non so cosa

non so"

Spettri senza occhi spalancano il loro volto ghignante.

Domani il gelo sulle finestre sarà così spesso che non avrà bisogno di soffiare per scriverci sopra.

"Domani si torna a scuola." si dice.

Domani...

Si addormenta.

 

Buonanotte.

 

Un momento

  • Dec. 16th, 2008 at 7:01 PM
nuvole






Titolo: Un momento

Autore/Data: Sage/Novembre 2006

Tipologia: Drabble

Rating: Per tutti

Genere: Drammatico/Introspettivo

Personaggi: Severus Piton/ Harry Potter

Pairing: Severus/Harry

Avvertimenti: Angst

Riassunto: Severus fa una considerazione sulla sua esistenza.

Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.

 

Un momento

 di Sage



C´è un momento, mentre cammina a tentoni costeggiando la superficie del lago, in cui il suo piede scivola.
Nessuno se ne accorge.
Si trova immerso nel fondale limaccioso.

Il niente è forte.
Si aggrappa alle pareti e ne corrode i muri con il suo grigiore quotidiano.
Poi non rimane nulla.
Niente, appunto.
Severus è abituato a viverci dentro.
Si fa strada nella sua ombra, lentamente.
E l´ombra, obbediente, si scosta appena un poco, per lasciarlo passare.
Appena un poco.
Gli cede un centimetro e subito lo riacquista.

 




Lo osserva e vede la piega amara che si è formata tra le sopracciglia, la piega che è sempre stata lì.
Harry sa che è sempre stata lì, pur non avendola mai vista.


Avanza.

 

L'Aria

  • Dec. 16th, 2008 at 6:54 PM
nuvole








Titolo: L’Aria

Autore/Data: Sage/Novembre 2006

Tipologia: Flash Fiction

Rating: VM14

Genere: Drammatico/Introspettivo

Epoca: Post HP7

Personaggi: Severus Piton/ Harry Potter

Avvertimenti: Angst, Slash, AU

Riassunto: Severus sopravvive allo scontro tra Harry e Voldemort.

Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.

 

 

 

 

 

 L’ARIA


Di Sage




- Faccio cambiare un po’ l’aria. – dice.
E spalanca le tende verdi, di un verde pesante, come un sipario.
Entra il gelo senza bussare.
Il gelo non bussa mai.

Si alza e passeggia senza senso lungo la stanza.
Un passo.
Tre passi.
Dieci passi.
Cento passi…
Quanto tempo è passato?
Severus non lo sa e non lo vuole chiedere.
Il tempo è passato e lui ha ucciso un uomo.
E lo uccide ancora, nella sua testa.
Lo uccide tutti i giorni.

Il nome dell’uomo non se lo ricorda, ma crede che sia importante.
In fondo, se non fosse importante, non se lo ricorderebbe.
Flette la mano e la luce si accende.
Troppa luce, troppo sole.

- Qualcuno vada a spengerlo, quel maledetto. – dice.


Harry è passato a trovarlo, questa mattina.
Il ragazzo parla e parla e Severus è nauseato.
Però continua a fissare quelle labbra rosse.
A furia di ripetere “giustizia” quelle labbra si rovineranno.
Vuole toccarle prima che accada.

Lo fa e per un po’ tutto si spenge.


- Sono “dentro” la prigione o la prigione è “dentro” la mia testa? – Severus, qualche volta, chiede.
Gli rispondono facce attonite e verdognole.
Severus è nauseato.


Quando Harry torna a trovarlo non lo lascia parlare.
Tocca quelle labbra.
Respira quelle labbra.
Morde quelle labbra.


Lo fa e per un po’ tutto si spegne.


A volte si sdraia per terra e osserva le volute di fumo che si spandono sul soffitto.

Quando Harry tornerà, si dice…



- Harry? –chiede.
- Severus, ne abbiamo già parlato, ricordi? Harry è morto.


Le tende di un verde pesante fluttuano come fantasmi.

Qualcuno si è tagliato.
Severus riconosce sul pavimento le gocce immobili di sangue rappreso.
Si porta un dito bagnato alle labbra, affinché siano del colore di quelle di Harry.
Se il gelo avesse un sapore, si dice, sarebbe questo.
Sarebbe questo.



- Chi chiuderà le tende, adesso? – chiede.


Entra il gelo.


- Sono “dentro” la prigione o la prigione è “dentro” la mia testa? – Severus chiede.


Harry è sdraiato per terra accanto a lui e si gira nella sua direzione.
Dagli occhi chiusi filtra la rugiada del mattino.
Però sorride.
 

 



- La prigione sono io. – dice Severus.

 
 
 
 
 
 
 
 
(Però sorride.)

 

Inverno

  • Dec. 16th, 2008 at 6:50 PM
nuvole





Titolo: Inverno

Autore/Data: Sage/Novembre 2006

Tipologia: Flash Fiction

Rating: VM14

Genere: Introspettivo/Romantico

Personaggi: Harry Potter/ Severus Piton

Avvertimenti: Slash

Riassunto: Harry e Severus, ancora una volta, si confrontano chiusi in una stanza.

Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.

 

 

 

INVERNO

Di Sage




“L’inverno è come un’altra vita. - dice - E´un riecheggio. Un eco che si fa via via più lontano e poi si spenge.”

La mano di Severus si posa sul suo viso ed Harry vede la sua spalla bianca, bianca e calda, caldo latte profumato di miele che sorseggiava nelle fredde sere invernali.
Pelle bianca e liscia e una piccola ombra, come un velo, che si agita sotto la superficie.
Se schiude le labbra ne sente ancora il sapore morbido, come di zucchero liquido che si spande nel palato.
Un po' brucia.


“Dormi - dice - e quando ci sveglieremo il bozzolo bianco si sarà schiuso ed entrerà il sole. E la luna pallida sarà come una grande mela granata che si sgrana davanti ai nostri occhi e i suoi chicchi saranno rossi e caldi, ricolmi di linfa.”

Harry sa che non è vero ma non se la prende, perché è l´unico modo che ha Severus di proteggerlo e sa anche che domani, quando si sveglieranno, il mondo non sarà cambiato.
Sarà il luogo buio di sempre e continuerà a dormire sotto la coltre di neve spessa che si è creato e sa che il filo di spine che ha attorno al collo continuerà a stringersi di più e più ancora, fermandosi sempre un attimo prima di soffocarlo, un attimo solo.

“Dormi.” ripete Severus.
E la sua voce ha una cadenza strana, come una nenia, ma non graffia e non stride e ad Harry questo basta perché sa quanto sforzo gli ci è voluto affinché non graffiasse e non stridesse.
Sa quanto gli è costato.

Harry chiude gli occhi e il nodo è più lento, adesso.

Tutto sembra possibile, con il latteo braccio che lo cinge attirandolo contro un petto caldo.





Un minuscolo seme riposa aspettando che sia sole.

 

Un Sorriso

  • Sep. 14th, 2008 at 9:30 PM
nuvole

 
  
 
 
 
 
Titolo: Un sorriso

Autore/Data: Sage/Autunno 2006

Tipologia: One-shot

Rating: VM14

Genere: Drammatico, Introspettivo

Personaggi: Severus Piton, Harry Potter
 
Pairing: Severus/Harry

Epoca: Ambientato dopo “Harry Potter e il Principe Mezzosangue”

Avvertimenti: Angst

Riassunto: Harry e Severus si affrontano nella Foresta Proibita.
 
Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.

 
  
 
 
 
 
UN SORRISO

 di Sage

 
La tomba si staglia nitida contro il cielo limpido, pietra bianca contro un azzurro cristallino e accecante, statica, come se fosse impressa in una fotografia.
Harry la fissa avidamente, la fissa finché gli occhi non gli fanno male, la fissa finché un soffio di vento, ruggendo, lo investe in una folata di foglie secche, che cadono danzando.
"E´ l´ultimo freddo prima della primavera." si dice, per farsi coraggio, stringendosi nel misero e informe cappotto grigio.
La fissa finché non vede nient´altro che bianco, nient´altro che nulla.
E ricorda.


È per terra, sdraiato sulla schiena, il dolore accecante che gli penetra la testa non gli impedisce di avvertire il terreno freddo e fangoso sotto di sè.
Harry sa che dovrebbe alzarsi e fuggire, alzare il sedere da quella poltiglia di fango e foglie e darsela a gambe, ma non lo fa.
È come se le gambe fossero incastrate nel terreno, sprofondate.
È come se fossero diventate un prolungamento di se stesse, radici.
Radici che affondano in quella pappa densa ed Harry non lo fa.
Harry non scappa.
"E´ per qualche maledetta, sacrosanta ragione." si dice.
È sempre per la stessa ragione.

La stanza era vuota e fredda ed Harry sente i conati di vomito salirgli in gola.
Non c´è traccia di sangue, ma riesce lo stesso a sentirne l´odore, l´odore dolciastro e metallico.
La bocca di Silente era spalancata e vuota, ferma in un urlo muto che non esploderà mai più.
Silenzio, finalmente, un bagliore dorato nella testa.
"Sei sempre stato un tale, completo disastro."si dice.


Lo vede avanzare verso di sè, la faccia deformata in una smorfia ghignante, i capelli bagnati di pioggia incollati al volto grigiastro, gli occhi scavati di uno spettro, la bocca socchiusa sporca di sangue scuro.
Lo guarda mentre si avvicina e ricorda di averlo visto muoversi con sorprendente vitalità tra calderoni e intrugli puzzolenti, come un operoso ragno, un grosso ragno nero che tesse la sua tela e ne muove i fili, aspettando che la sua succosa preda ne resti impigliata.
È così che si sente adesso, caduto nella sua trappola, impotente come un innocuo scarafaggio riverso di schiena.
Ad un tratto, ricorda di non averlo mai visto sorridere.

- Vuoi sapere quante persone ho ammazzato, Potter? Decine e decine...e non mi ha fatto nessun effetto. Mai. Io ho ucciso Silente. Ho ucciso l´unica persona che avesse fiducia in me, l´unica che considerassi un padre...e sai qual è la cosa buffa, Potter? Io non ho provato niente. Niente.
Harry sente una morsa violenta attanagliargli il petto. Cerca di muoversi, ma riesce solo a traballare goffamente.
- No....
- È come un meccanismo ben oliato, un ingranaggio che combacia alla perfezione. Te ne stai lì, pronunci la formula, agiti la bacchetta...e succede.
- No...bugiardo...io ti ho visto...
Si sente ghermire da una sferzata violenta che lo manda a sbattere contro il tronco ruvido di un grosso albero.
Snape lo sovrasta completamente.
- Non... chiamarmi... bugiardo! - grida l´uomo a denti stretti, negli occhi scuri la stessa follia che gli aveva visto addosso quella notte, odio cieco e totale che trasborda in dolore e angoscia. Harry sa di aver colto nel segno e sa che questo è il punto di non ritorno.
- Io ti ho visto quella notte...tu soffrivi...
Un grido soffocato e l´uomo gli è addosso ed Harry lo vede con chiarezza, è come un fantoccio disarticolato, che muove a caso braccia e gambe.
Fa male, pensa, la faccia ghignante sopra la sua fa male, come il ghigno triste di un clown che non ha più battute, né scuse, solo rabbia.
Si sente strappare furiosamente i vestiti di dosso, grattati via come se ad andarsene fosse la sua stessa pelle, mani febbrili gli percorrono la carne, graffiandolo.
Lingua e denti contro le sue stesse labbra, e il sapore del sangue, sapore di ruggine, gli invade la bocca.


- Harry, non dovresti fissarti con questa cosa. - dice Hermione.


- Sei come il tuo schifoso padre, talmente preso da te stesso che non ti accorgi che stai solo strisciando per terra.
Snape sussurra, sussurra nelle orecchie come un amante, schernendolo.
Harry alza la testa e vede le foglie accartocciate in una pozza di fango, vede le radici dell´albero che penetrano nel terreno paludoso, e respira.
- Non volevo...- dice, annaspando nelle parole.
- Non sperare d´impietosirmi. - risponde l´uomo con un ringhio basso e rabbioso, mentre morde la carne tenera e bagnata.
- Non volevo che finisse così...è stato a causa mia...
Snape si solleva sui gomiti, negli occhi neri un lampo di stupore, subito sostituito da un velo di amarezza.
- Tu sai quello che ho fatto, Potter. Sai quello che farò. Perché questa volta dovrebbe essere diverso? Perché con te dovrebbe essere diverso? Ti credi dunque tanto superiore agli altri...ma io non mi fermerò. Non questa volta.


- Perché non puoi lasciare le cose come stanno, Harry? - dice Ron.


L´uomo lo fissa ansiosamente negli occhi, lo fissa come se volesse ancora leggergli dentro, come se volesse leggere in lui fiotti di puro odio.
Solo odio vorrebbe, perché sarebbe più facile, perché sarebbe più giusto.
Perché se Harry lo odiasse ancora, una volta soltanto, potrebbe riconoscere se stesso in quegli occhi.
"L´odio trasforma in quello che odiamo di più", si dice.
Ma Severus vede, tra l´affascinato e il terrorizzato, quegli occhi verdi guardarlo sinceri e diretti, senza ombre.
Il ragazzo non si sottrae al tocco ruvido delle sue mani, che si fa sempre più incerto e tremante.
Si tende come un arco, trattiene il fiato mordendosi le labbra livide di freddo, aggrappandosi alle sue spalle.
Teso e sottile come un elastico che sta per rompersi.
Suo malgrado, Severus ne è soggiogato.
Cade in quell'abisso senza fine finchè non diventano una cosa sola.
- Posso scomparire? - dice.





- Sai cosa si dice, Potter? Nessuna ferita si rimargina completamente...tutto si rapprende a grumi. Odiavo tuo padre e i suoi schifosi amici e li detesto tuttora.
- Ma io non sono mio padre.
- No. Non lo sei.

Snape stira le labbra in quello che dovrebbe essere un sorriso, ma è solo una linea scarlatta, come un rivolo di sangue, come se si fosse inciso la carne con un ferro appuntito.


- Bene, allora.
Harry non parla, non può più.
Le parole si sono incollate sul palato e non vogliono saperne di uscire.
Severus si solleva e si rassetta gli abiti, lo guarda un´ultima volta.
Il ragazzo non si muove, se ne sta con le braccia abbandonate sopra la testa, nudo, le guance colorate da un rossore leggero.
Negli occhi verdi, pallidi di lacrime, lo sguardo non è cambiato.
Non fa più male, ora.
- La prossima volta che ci rivedremo, Potter, dovrai uccidermi.


Harry congiunge le mani all´altezza del cuore: fa tanto freddo, adesso, ma allo stesso tempo il vuoto che sentiva nel petto non c´è più.
Osserva l´uomo che si allontana a capo chino, le spalle ingobbite come se sopportasse da solo tutto il peso del mondo.
Guarda la figura che si allontana velocemente, sempre di più, ricurva, come una foglia accartocciata.


Ad un tratto, ricorda di non averlo mai visto sorridere.




La tomba si staglia nitida contro il cielo limpido, pietra bianca contro un azzurro cristallino e accecante, statica, come se fosse impressa in una fotografia.
Harry la fissa avidamente, la fissa finché gli occhi non gli fanno male, la fissa finché un soffio di vento, ruggendo, lo investe in una folata di foglie secche, che cadono danzando.
"E´ l´ultimo freddo prima della primavera." si dice, per farsi coraggio, stringendosi nel misero e informe cappotto grigio.
La fissa finché non vede nient´altro che bianco, nient´altro che nulla.
E ricorda.





"I think it´s dark
And it looks like rain" you said
"And the wind is blowing
Like it´s the end of the world" you said
"And it´s so cold
It´s like the cold if you were dead"
And then you smiled for a second

"I think I´m old
And I´m feeling pain" you said
"And it´s all running out
Like it´s the end of the world" you said
"And it´s so cold
It´s like the cold if you were dead"
And then you smiled for a second

Sometimes you make me feel
Like I´m living at the edge of the world
Like I´m living at the edge of the world
"It´s just the way I smile" you said...*





*(la splendida "Plainsong" dei Cure, troppo bella per non essere riportata tutta...)
 


Tristezza

  • Aug. 5th, 2008 at 10:53 PM
nuvole
Titolo: Tristezza

Autore: Sage

Data: Ottobre 2006

Tipologia: Drabble

Rating: Per tutti

Genere: Drammatico, Introspettivo, Angst

Personaggi: Severus Piton

Riassunto: Severus pensa alla sua infanzia.

Note dell’autore: Alla fine della drabble, in corsivo, ho riportato una parte della splendida poesia "Alla tristezza" di Pablo Neruda, che mi ha tanto ispirato.





TRISTEZZA 


di Sage

 
Quando ripensa all’infanzia
Vede bambini spiati dietro un albero nodoso
Bambini che corrono
Grassocci come nuvole di zucchero filato
Attaccato alle dita.
 
 
Vede la sua testa
Appoggiata sulla pancia di uno sporco cane bianco
Ciuffi di pelo ruvido e caldo
Sotto le mani.
 
 
Sente l’odore acre e pungente del disinfettante
Ferite slabbrate
Ricucite in fretta
Cocci di vetro esplodono nelle pupille
Pallide di lacrime
 
Tutto rappreso in grumi.
 
 
I muri della sua casa
Ingrigiti
Si  accartocciano tristi
Sul loro segreto.
 
 



 Tristezza
 
Ho bisogno della tua ala nera
 
C’è troppo sole
 
Troppo miele nel topazio
 
Ogni raggio sorride
Sui prati e
 
Tutto è luce rotonda intorno a me
 
E tutto, in alto,
 
E’ come un’ape elettrica. 

                            (Pablo Neruda)